L’architetto è uno specialista?

An expert is a man who has stopped thinking – he knows!

Frank Lloyd Wright

Un professionista deve essere uno specialista: è il suo mestiere. Ma il rischio è quello di affondare nella palude del particolarismo e perdere di vista obiettivi primari e strategie. In un’epoca di iperspecialismo occorre difendere una visione che sia al contempo alta, elevata, trasversale e fondamentale.

Alta perché serve oggi più che mai vedere idee, orizzonti, desideri.

Elevata perché dall’alto le cose si osservano tutte insieme, si possono capire relazioni nascoste, individuare piste e intersezioni, reti e flussi.

Trasversale perché le cose che si fanno, gli edifici che si costruiscono sono esiti ultimi di una molteplicità di azioni e di contributi, ma alla fine vengono usati dalle persone nella loro forma finale, conchiusa, che non lascia sospettare la mole del lavoro compositivo. Gli edifici sono in realtà assemblaggi complessi di strutture, materiali, circuiti, meccanismi, strati, pelli colorate. Affinché tutto questo stia armoniosamente insieme è indispensabile che qualcuno, un sovrintendente del processo, lo abbia pazientemente concepito con logica coerente e, appunto, trasversale.

Fondamentale perché occorre sempre aver presente le radici di ogni impresa: le radici sorreggono ciò si eleva e suggono nutrimento dal terreno. Se si perdono di vista i fondamenti si rischia di realizzare letteralmente opere sbilenche. I fondamenti dell’architetto sono la natura, la cultura e il loro intreccio vitale lungo la storia.

Alla fin fine l’architetto può anche essere uno specialista, ma deve fortissimamente rifuggire lo specialismo, che impedirebbe la visione d’insieme e che, se adottato come principio, genera inevitabilmente risposte ripetitive e automatiche. Mentre l’inclinazione naturale dell’architetto nella storia è sempre stata la ricerca di una soluzione per un luogo. Un architetto che pensa poco è un pisquano e un committente accorto dovrebbe stargli alla larga.

Quindi Frank aveva ragione: lo specialista, in base alla propria competenza consolidata, tende ad agire per riflesso condizionato. I nostri suburbi ripetitivi, tristi, suburriosi ne sono un’evidente dimostrazione pratica.

Dobbiamo impegnarci per fare di meglio, coltivando tenacemente una visione alta, elevata, trasversale e fondamentale, con un approccio al lavoro nel solco dell’architettura più autentica e vitale.

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