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	<title>ArchificioArchificio</title>
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	<description>Il blog</description>
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		<title>Buon compleanno, Italia! E l’architettura e il territorio possono festeggiare?</title>
		<link>http://www.archificio.eu/blog/2011/03/buon-compleanno-italia-e-l%e2%80%99architettura-e-il-territorio-possono-festeggiare/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 16:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Paesaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[coacervo normativo]]></category>

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		<description><![CDATA[Adesso che gli italiani sembra si siano faticosamente fatti, occorre ri-fare l'Italia. Con il contributo di tutti. <a href="http://www.archificio.eu/blog/2011/03/buon-compleanno-italia-e-l%e2%80%99architettura-e-il-territorio-possono-festeggiare/">Continua <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_218" class="wp-caption alignright" style="width: 290px"><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2011/03/Italia-1843-Wikip.jpg" rel="lightbox[216]" title="Italia-1843-Wikip"><img class="size-medium wp-image-218" title="Italia-1843-Wikip" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2011/03/Italia-1843-Wikip-280x300.jpg" alt="" width="280" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Italia 1843</p></div>
<p>Ha senso celebrare il 150° anniversario dell’unità del nostro paese? In questa epoca di turpitudini istituzionali e di buio progettuale verso un futuro condiviso ha senso eccome. Con buona pace dei localismi di ogni genere, le sfide del primo secolo del terzo millennio sono in buona parte giocate sulle quantità: ve la immaginate voi un’<strong>Italia divisa in nove staterelli</strong> (come era prima del 1861), ovviamente dominati o asserviti a potenze straniere, che si confronta con USA, Cina e Brasile? Siamo seri…</p>
<p>Quindi evviva l’Italia unita!</p>
<p>Possiamo rallegrarci altrettanto per quanto è stato realizzato in Italia dal 1861 ad oggi per quanto riguarda architettura e paesaggio? Non proprio e siamo tra i pochi tra le nazioni cosiddette evolute. Infatti sono molti i paesi che nel corso degli ultimi 150 anni hanno accresciuto il proprio patrimonio architettonico, conseguendo talvolta risultati notevoli sia come estetiche innovative che sul versante dei valori collettivi (qualità urbana e territoriale, rappresentazioni del moderno, ma anche valore immobiliare <em>tout court</em>).</p>
<p>Negli ultimi 150 anni, noi, che eravamo i più ricchi, ci siamo crogiolati nei <strong>fasti del passato</strong> o abbiamo spesso ceduto alla <strong>bramosia della speculazione</strong>. Nel complesso abbiamo preservato poco e spesso in modo maldestro i nostri tesori, prevalentemente secondo un’accezione monumentalistica, non valutando sul lungo periodo il pregio anche economico, oltre che artistico, del nostro passato e, soprattutto, del paesaggio antropizzato: le eccezioni di Erice, Venezia, Siena o Volpaia sono lì a ricordarcelo. <em>Italy: a country shaped by man</em>, era il titolo di una mostra promossa dalla Fondazione Agnelli e che dal 1982 ha girato per i cinque continenti.</p>
<p>Abbiamo completamente smarrito questa capacità secolare di plasmare il territorio con lentezza e con sapienza, che aveva contraddistinto tutta la storia dell’Italia preunitaria.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2011/03/Siena-SkyLine-Toscana_Siena2_tango7174.jpg" rel="lightbox[216]" title="Siena-SkyLine-Toscana_Siena2_tango7174"><img class="aligncenter size-full wp-image-246" title="Siena-SkyLine-Toscana_Siena2_tango7174" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2011/03/Siena-SkyLine-Toscana_Siena2_tango7174.jpg" alt="" width="842" height="259" /></a>In un secolo e mezzo, sotto la pressione di imponenti cambiamenti sociali (crescita demografica, migrazioni, industrial esimo, corsa al benessere, ecc) lo <strong>strapotere dell’economia e della tecnica </strong><strong><strong>[1]</strong></strong> ha quasi sempre prevalso, peraltro assecondato dalle tendenze culturali che si sono succedute nel tempo: Tardo Eclettismo, Razionalismo, Post Modern e, più recentemente, il trend egolatrico neo-monumental-comunicazionale delle archistar e dei loro emuli. Il tutto condito da dispute spesso ideologiche tra gli opposti estremismi dello sviluppo irrefrenabile generato dalla rendita e della conservazione musealizzante.</p>
<div id="attachment_222" class="wp-caption alignright" style="width: 237px"><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2011/03/Scarpa-Querini-Capitello.jpg" rel="lightbox[216]" title="Scarpa-Querini-Capitello"><img class="size-full wp-image-222" title="Scarpa-Querini-Capitello" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2011/03/Scarpa-Querini-Capitello.jpg" alt="" width="227" height="203" /></a><p class="wp-caption-text">Carlo Scarpa Fondazione Querini Stampalia - Venezia</p></div>
<p>Pochi i geni che hanno illuminato l’Italia negli ultimi 150 anni: <a title="Giuseppe Terragni" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Terragni" target="_blank">Giuseppe Terragni</a> e <a title="Carlo Scarpa" href="http://www.archiviocarloscarpa.it/" target="_blank">Carlo Scarpa</a> che, guarda caso, hanno saputo magistralmente collocare le loro architetture nel tessuto storico della città. Il primo con sapiente ruvidità, il secondo con distillata inventiva.</p>
<p>L’Italia dunque, l’Italia dell’architettura e del territorio, è nel complesso peggiorata con l’Unità nazionale? È meno <em>bella</em>? Occorre avere l’onestà di dire sì.</p>
<p>Può sembrare paradossale ma nel corso degli ultimi decenni un difensore forte, se non il principale, del patrimonio storico, artistico e ambientale del Bel Paese è stata la <a title="Corte Costituzionale" href="http://www.cortecostituzionale.it/default.do" target="_blank"><strong>Corte Costituzionale</strong></a>. Nel profluvio legislativo che avvilisce la vita nazionale, aggrovigliato ulteriormente dalla devoluzione regionale e locale per una perversa ed incompiuta riforma federalistica <strong><strong>[2]</strong></strong>, la Corte Costituzionale ha saputo individuare principi saldi e chiari che affondano la loro ragion d’essere nella nostra storia.</p>
<p>Per esempio:</p>
<ul>
<li>Il paesaggio è la «forma del territorio e dell’ambiente» Sent. N. 196 del 2004</li>
<li>Il paesaggio è un «valore primario assoluto» Sent. N. 367 del 2007</li>
<li>L’ambiente è «un bene della vita, materiale e complesso, la cui disciplina comprende anche la tutela e la salvaguardia della qualità e degli equilibri delle sue singole componenti» Sent. 378 del 2007</li>
</ul>
<p>La Consulta sembra avere idee molto chiare a riguardo di quel <strong>bene unico, irriproducibile e inestimabile</strong> che è il Paese dove viviamo e che abbiamo in prestito da coloro che verranno dopo di noi. Certamente più chiare di politici, burocrati e legislatori.</p>
<p>Pensate allo smarrimento che ci coglie quando percorriamo i tristi suburbi delle nostre grandi città costellati di villette, capannoni e cascine abbandonate, di maglie stradali labirintiche e di vicoli a fondo cieco.<br />
Pensate alla rabbia che proviamo quando confrontiamo le foto d’epoca di una costa marina con la situazione odierna o le mappe storiche di un paesino con lo sprawl indecente dal quale è contornato il suo centro originario.<br />
Pensate allo sconcerto di fronte all’incapacità dimostrata dal regime democratico postbellico di generare città e territori ben progettati, ragionevoli rispetto ai bisogni dei cittadini o magari solo esteticamente confortanti.<br />
Si potrebbe arrivare a pensare che il territorio si modificasse egregiamente fintanto che gli interventi umani erano spontanei e che invece, una volta istituita l’Urbanistica<strong><strong> [3]</strong></strong>, le cose siano peggiorate. Scherzi della Storia.</p>
<p>Ma perché un organo di <em>garanzia</em> come la Corte Costituzionale è diventato nel corso degli ultimi anni un presidio limpido della qualità territoriale e una fonte illuminante anche per gli operatori del settore? Semplicemente perché nel <strong><em>coacervo normativo</em> italiano</strong>, riflesso e causa della confusione dei poteri pubblici e delle clientele private, un richiamo ai <strong>principi fondativi del diritto e del senso</strong> appare paradossalmente innovativo, quasi rivoluzionario.</p>
<p>E oggi è più che mai necessario e urgente tornare a principi ispiratori fondamentali, anche e proprio per orientare l’agire quotidiano.</p>
<div id="attachment_223" class="wp-caption aligncenter" style="width: 703px"><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2011/03/AtlanteCatasti-Cormano-1788-Oggi.jpg" rel="lightbox[216]" title="AtlanteCatasti-Cormano-1788-Oggi"><img class="size-full wp-image-223" title="AtlanteCatasti-Cormano-1788-Oggi" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2011/03/AtlanteCatasti-Cormano-1788-Oggi.jpg" alt="Sobborghi nord di Milano: 1788 / 2010" width="693" height="445" /></a><p class="wp-caption-text">Sobborghi nord di Milano: 1788 / 2010</p></div>
<p><a title="Atlante" href="http://131.175.88.146/portale/fileadmin/georiferita/motore.php?funzione=territoriali&amp;messaggio_iniziale=si&amp;zoom=14&amp;lat=5706462.06571&amp;lon=1020700.4392&amp;layers=FFFFFFFFFFFTT0B0000FFFTFFFFFFFFFFFF" target="_blank">Link dimostrativo</a> (divertitevi!)</p>
<p><strong>Bibliografia/Sitografia</strong></p>
<ul>
<li>Costituzione della Repubblica Italiana &#8211; <a title="Costituzione" href="http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/costituzione.htm" target="_blank">http://www.quirinale.it/qrnw/statico/costituzione/costituzione.htm</a></li>
<li>La Corte costituzionale della Repubblica Italiana -<a href="http://www.cortecostituzionale.it/" target="_blank"> http://www.cortecostituzionale.it/</a></li>
<li>Settis, Salvatore, <em>Paesaggio Costituzione Cemento</em>, Einaudi, Torino, 2010</li>
<li>L&#8217;Atl@nte dei Catasti Storici e delle Carte Topografiche della Lombardia &#8211; <a title="Atlante" href="http://131.175.88.146/portale/index.php?id=20" target="_blank">http://131.175.88.146/portale/index.php?id=20</a></li>
</ul>
<hr size="1" />[1] «Noi continuiamo a pensare la tecnica come uno strumento a nostra disposizione, mentre la tecnica è diventata l’ambiente che ci circonda e ci costituisce secondo quelle regole di razionalità (burocrazia, efficienza, organizzazione) che non esitano a subordinare le esigenze proprie dell’uomo alle esigenze specifiche dell’apparato tecnico. Tuttavia ancora non ci rendiamo conto che il rapporto uomo-tecnica si sia capovolto, e per questo ci comportiamo ancora come l’uomo pre-tecnologico che agiva in vista di scopi iscritti in un orizzonte di senso, con un bagaglio di idee e un corredo di sentimenti in cui si riconosceva. Ma la tecnica non tende a uno scopo, non promuove un senso, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela verità: la tecnica funziona e basta». Umberto Galimberti &#8211; <em>Psiche e techne. L&#8217;uomo nell&#8217;età della tecnica</em>, 1999</p>
<p>[2] Si intende la Legge Costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001 ossia al cosiddetta riforma del titolo V della Costituzione. Per un utile confronto tra il testo soccombente e quello sopravvenuto si veda questo<a title="Titolo V prima e dopo" href="http://www.economiataranto.uniba.it/aa_2006_2007/master/efapel/11_TitoloV_COST_articoli_comparati.pdf" target="_blank"> PDF</a> reperito presso l&#8217;Università di Bari.</p>
<p>[3] La legge 17 agosto 1942, n. 1150 ha introdotto e disciplinato l’urbanistica in Italia disponendo per la prima volta una serie di piani ordinati gerarchicamente.</p>
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		<title>L’architetto è uno specialista?</title>
		<link>http://www.archificio.eu/blog/2010/12/larchitetto-e-uno-specialista/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Dec 2010 23:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Professione]]></category>

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		<description><![CDATA[Specialismo vs. Vision: un difficile equilibrio per l'architetto <a href="http://www.archificio.eu/blog/2010/12/larchitetto-e-uno-specialista/">Continua <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/FrankLloydWright1966USstamp1.jpg" rel="lightbox[150]" title="FrankLloydWright1966USstamp"><img class="alignleft size-full wp-image-154" title="FrankLloydWright1966USstamp" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/FrankLloydWright1966USstamp1.jpg" alt="" width="140" height="162" /></a></p>
<p><em> An expert is a man who has stopped thinking &#8211; he knows!</em></p>
<p>Frank Lloyd Wright</p>
<p>Un professionista deve essere uno specialista: è il suo mestiere. Ma il rischio è quello di affondare nella palude del particolarismo e perdere di vista obiettivi primari e strategie. In un&#8217;epoca di iperspecialismo occorre difendere una visione che sia al contempo alta, elevata, trasversale e fondamentale.</p>
<p><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/SB-Roma-101016-186-MuseiCapitolini.png" rel="lightbox[150]" title="SB-Roma-101016-186-MuseiCapitolini"><img class="size-medium wp-image-156 alignright" title="SB-Roma-101016-186-MuseiCapitolini" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/SB-Roma-101016-186-MuseiCapitolini-202x300.png" alt="" width="202" height="300" /></a><strong>Alta</strong> perché serve oggi più che mai vedere idee, orizzonti, desideri.</p>
<p><strong>Elevata</strong> perché dall’alto le cose si osservano tutte insieme, si possono capire relazioni nascoste, individuare piste e intersezioni, reti e flussi.</p>
<p><strong>Trasversale</strong> perché le cose che si fanno, gli edifici che si costruiscono sono esiti ultimi di una molteplicità di azioni e di contributi, ma alla fine vengono usati dalle persone nella loro forma finale, conchiusa, che non lascia sospettare la mole del lavoro compositivo. Gli edifici sono in realtà assemblaggi complessi di strutture, materiali, circuiti, meccanismi, strati, pelli colorate. Affinché tutto questo stia armoniosamente insieme è indispensabile che qualcuno, un sovrintendente del processo, lo abbia pazientemente concepito con logica coerente e, appunto, trasversale.</p>
<p><strong>Fondamentale</strong> perché occorre sempre aver presente le radici di ogni impresa: le radici sorreggono ciò si eleva e suggono nutrimento dal terreno. Se si perdono di vista i fondamenti si rischia di realizzare letteralmente opere sbilenche. I fondamenti dell’architetto sono la natura, la cultura e il loro intreccio vitale lungo la storia.</p>
<p>Alla fin fine l’architetto può <em>anche</em> essere uno specialista, ma deve fortissimamente rifuggire lo <em>specialismo</em>, che impedirebbe la visione d’insieme e che, se adottato come principio, genera inevitabilmente risposte ripetitive e automatiche. Mentre l’inclinazione naturale dell’architetto nella storia è sempre stata la ricerca di una soluzione per un luogo. Un architetto che pensa poco è un <a href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Pisquano&amp;oldid=35019786" target="_blank"><strong>pisquano</strong></a> e un committente accorto dovrebbe stargli alla larga.</p>
<p>Quindi Frank aveva ragione: lo specialista, in base alla propria competenza consolidata, tende ad agire per riflesso condizionato. I nostri suburbi ripetitivi, tristi, <em>suburriosi </em>ne sono un&#8217;evidente dimostrazione pratica.</p>
<p><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/Suburbia-1012181.png" rel="lightbox[150]" title="Suburbia-101218"><img class="aligncenter size-full wp-image-190" title="Suburbia-101218" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/12/Suburbia-1012181.png" alt="" width="679" height="274" /></a></p>
<p>Dobbiamo impegnarci per fare di meglio, coltivando tenacemente una visione alta, elevata, trasversale e fondamentale, con un approccio al lavoro nel solco dell’architettura più autentica e vitale.</p>
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		<title>Pulizia semantica: chiamiamo le cose con il loro nome</title>
		<link>http://www.archificio.eu/blog/2010/11/pulizia-semantica-chiamiamo-le-cose-con-il-loro-nome/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 12:05:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Milano e hinterland]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna residua]]></category>
		<category><![CDATA[Hinterland milanese]]></category>
		<category><![CDATA[Parchi sedicenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Sempre caro mi fu quest&#8217;ermo colle&#8230; Che bello sedersi su una collina e guardare l&#8217;orizzonte. Lasciar fantasticare la mente. Raccogliere suggestioni nel profondo. Nell&#8217;hinterland milanese sembra arduo trovare luoghi che sappiano creare queste atmosfere e nei quali rintracciare una nostra continuità con l&#8217;ambiente (non necessariamente solo naturale) o addirittura con il mondo. Arduo ma non impossibile, magari a condizione di limitare le proprie aspettative. Accontentandosi, tra i &#8230; <a href="http://www.archificio.eu/blog/2010/11/pulizia-semantica-chiamiamo-le-cose-con-il-loro-nome/">Continua <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sempre caro mi fu quest&#8217;ermo colle&#8230;</em></p>
<p>Che bello sedersi su una collina e guardare l&#8217;orizzonte. Lasciar fantasticare la mente. Raccogliere suggestioni nel profondo.</p>
<p>Nell&#8217;hinterland milanese sembra arduo trovare luoghi che sappiano creare queste atmosfere e nei quali rintracciare una nostra continuità con l&#8217;ambiente (non necessariamente solo <em>naturale</em>) o addirittura con il mondo. Arduo ma non impossibile, magari a condizione di limitare le proprie aspettative.</p>
<p>Accontentandosi, tra i paesi e le cittadinotte sparpagliati e confliggenti di quella che fu la campagna a nord di Milano, si trovano abbastanza spesso aree verdi o campi coltivati dove, passando al mattino presto, si può ancora osservare la bruma che sale dall&#8217;erba, qualche vetusto reperto di civiltà contadina, una coppia di cornacchie gracchianti . E, immancabilmente, sullo sfondo il profilo inconfondibile del capannone o delle villette a schiera o, più spesso, della sequenza di palazzine a 5 o 6  piani che sono la periferia del paesotto limitrofo. Le emozioni suscitate dalla bruma impalpabile svaniscono nel campo lungo che conduce lo sguardo a sbattere contro la frastagliata cortina del costruito. La spiacevolezza risiede essenzialmente nel disordine edilizio, non tanto nel fatto che si tratti di oggetti costruiti.</p>
<p>Molte amministrazioni comunali, con il beneplacito della Provincia, hanno denominato <strong>parchi </strong>queste flebili <em>rimanenze </em>rurali, li hanno perimetrati sulle cartografie dei piani e ne hanno fatto dei PLIS, Parchi Locali di Interesse Sovraccomunale.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/11/Desio-ViaAmbrosoli.png" rel="lightbox[115]" title="Area residuale tipica dell'hinterland milanese"><img class="aligncenter size-full wp-image-200" title="Area residuale tipica dell'hinterland milanese" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/11/Desio-ViaAmbrosoli.png" alt="Area residuale tipica dell'hinterland milanese" width="1134" height="394" /></a></p>
<p>Nelle aree metropolitane, siamo stati da decenni convinti a chiamare &#8220;parco&#8221; ciò che parco non è. La forza delle parole reiterate nel lungo periodo è micidiale: modifica le menti. Se da un lato è evidente l&#8217;intenzione di qualificare come parco un&#8217;area prevalentemente  inedificata allo scopo, condivisibile, di preservarla dall&#8217;erosione del costruito, dall&#8217;altro, implicitamente, questo slittamento semantico ci segnala un fatto molto grave: l&#8217;inefficacia della pianificazione urbanistica che, se vuole conservare le qualità ambientali di un&#8217;area inedificata e quindi molto appetitosa, non può far altro che gonfiare il senso delle parole e imporre dei vincoli assoluti e spesso esagerati. O per lo meno inintelligenti rispetto al valore urbanistico che queste aree <em>infraurbane </em>potrebbero avere se fossero sapientemente giocate e urbanisticamente governate nell&#8217;interesse della collettività. Ma gli enti locali italiani difficilmente sanno indirizzare in modo trasparente e positivo iniziative efficaci di trasformazione del proprio territorio, che invece è quasi sempre interpretato come merce di scambio e di emungimento di oneri. Anche se, in verità, questi enti sono spesso stretti tra bilanci scheletrici, viluppi normativi e conflitti tra le competenze dei livelli amministrativi in cui si articola la PA italiana. Con buona pace della sussidiarietà.</p>
<p>Ma, perdindirindina, cerchiamo almeno di avvicinare i nomi alle cose e le cose ai nomi. Perché altrimenti si produce confusione, si creano false aspettative, si ingenerano posizioni ideologiche d&#8217;accatto.</p>
<p>Quegli spazi senza case e senza capannoni nel nord Milano, che oggi  paradossalmente ci sembrano dei <em>vuoti</em>, incastrati tra i margini delle periferie cancerose di quelli che erano i borghi suburbani, non sono parchi, orribilmente acronimizzati in PLIS. A tutti gli effetti sono quel che resta del territorio rurale del tempo andato. Dunque chiamiamoli in un modo corretto e rispettoso del senso e della storia: <strong>campagna residua</strong>.</p>
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		</item>
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		<title>In visita al Foro Bonaparte di Giovanni Antonio Antolini</title>
		<link>http://www.archificio.eu/blog/2010/11/in-visita-al-foro-bonaparte-di-giovanni-antonio-antolini/</link>
		<comments>http://www.archificio.eu/blog/2010/11/in-visita-al-foro-bonaparte-di-giovanni-antonio-antolini/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 11:17:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura: Storie]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Foro Bonaparte]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Antonio Antolini]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[progetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovanni Antonio Antolini (Castel Bolognese 1753 &#8211; Milano 1841) è stato architetto, teorico e studioso dell&#8217;architettura. Ha legato il proprio nome ad alcuni studi e rilievi dei monumenti classici, è stato insegnante all&#8217;Accademia di Brera e membro dell&#8217;Académie des Beaux Arts di Parigi; ha inoltre contribuito alla realizzazione dell&#8217;Ala Napoleonica di piazza San Marco a Venezia. L&#8217;Antolini peraltro è noto soprattutto per la grandiosa ideazione del Foro &#8230; <a href="http://www.archificio.eu/blog/2010/11/in-visita-al-foro-bonaparte-di-giovanni-antonio-antolini/">Continua <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giovanni Antonio Antolini</strong> (Castel Bolognese 1753 &#8211; Milano 1841) è stato architetto, teorico e studioso dell&#8217;architettura. Ha legato il proprio nome ad alcuni studi e rilievi dei monumenti classici, è stato insegnante all&#8217;Accademia di Brera e membro dell&#8217;Académie des Beaux Arts di Parigi; ha inoltre contribuito alla realizzazione dell&#8217;Ala Napoleonica di piazza San Marco a Venezia.</p>
<p>L&#8217;Antolini peraltro è noto soprattutto per la grandiosa ideazione del Foro Bonaparte a Milano: un complesso urbano, straordinariamente unitario nella concezione e caratterizzato da una gigantesca piazza circolare, che sarebbe dovuto diventare il principio della città moderna.<br />
Questo complesso è uno dei progetti più celebri e rappresentativi di quel periodo rivoluzionario a cavallo tra il secolo dei lumi e il secolo che avrebbe visto l&#8217;affermarsi della civiltà industriale e la divisione della città per gerarchie economiche e funzionali.</p>
<p>Di tale periodo questo progetto costituisce una straordinaria e coerente sintesi concettuale.</p>
<p>Con le sue fulminanti campagne, Napoleone conquista e &#8220;libera&#8221; vasti territori dell&#8217;Italia settentrionale, sottraendoli alla dominazione austroungarica e proclamando la Repubblica, di cui Milano diventa capitale. Vengono così diffusi lo spirito e i pensieri della Rivoluzione e, con essi, una concezione del mondo fondata su valori democratici e borghesi.<br />
In questo momento di grandi fermenti, l&#8217;Antolini concepisce questo magnifico progetto urbano, adottando un rigoroso stile neoclassico: come per altri architetti di quel periodo, questa scelta corrisponde alla ricerca di una rifondazione formale che sappia interpretare i nuovi ideali civili ed esprimere attraverso l&#8217;architettura una società modellata sugli ideali rivoluzionari.<br />
Di tale società, democratica e indipendente, il progetto è compiuta rappresentazione e coerentemente prevede tutte le funzioni essenziali di una città capitale: la piazza diventa un Foro, definito da edifici civili e dal portico; in esso trovano armonica collocazione tutte le principali destinazioni pubbliche: quelle economiche e quelle civili della memoria, della cultura e dello svago; dietro il colonnato il complesso è completato da case e laboratori artigiani. In definitiva, Foro Bonaparte si propone come il centro e il principio di una nuova città.<br />
Antolini disegna la prima versione, qui illustrata, negli ultimi mesi dell&#8217;anno 1800, completandola con un &#8220;Piano Economico-Politico del Foro Bonaparte&#8221; piuttosto dettagliato.<br />
La proposta ottiene subito vasti consensi, tanto che la Consulta Legislativa la approva il 20 gennaio 1801 e ne incoraggia l&#8217;esecuzione.<br />
Nel volgere di pochi mesi però, il quadro politico muta radicalmente: la situazione economica della repubblica è pesante, sorgono alcune dispute in seno agli organismi decisionali, mentre l&#8217;apparato militare diventa sempre meno propenso ad abbandonare l&#8217;area del Castello. Inoltre, Napoleone, che è il fondamentale referente della proposta, dopo la pace di Lunéville orienta la sua politica in senso decisamente più moderato, imboccando la strada che porterà all&#8217;Impero. Già nell&#8217;autunno del 1802, il progetto viene di fatto accantonato.</p>
<p>Il nuovo centro della città non verrà mai realizzato, ma l&#8217;idea di uno spazio circolare intorno al Castello ritornerà verso la fine del secolo, in forme e con modalità completamente diverse, quando verrà costruito l&#8217;emiciclo che oggi tutti conosciamo.</p>
<p>Il Foro Bonaparte dell&#8217;Antolini rimane comunque l&#8217;espressione più completa di un momento di grandi fermenti intellettuali e di audaci sperimentazioni; inoltre testimonia una capacità progettuale di pensare in grande la città e il suo sviluppo, che in seguito sarebbe diventata sempre più inconsueta in Italia: sotto questo punto di vista, il &#8220;magnifico progetto&#8221; mantiene intatto il suo valore di paradigma urbano, collocandosi a pieno titolo alle radici storiche della Milano moderna.</p>
<h2>Pianta della città di Milano</h2>
<h5>Immagine: G. Pinchetti, 1801</h5>
<div id="_mcePaste"><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbmilano1.jpg" rel="lightbox[23]" title="fbmilano"><img class="alignleft size-medium wp-image-42" title="fbmilano" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbmilano1-271x300.jpg" alt="" width="271" height="300" /></a>I principi democratici e l&#8217;affermazione della classe borghese richiedono l&#8217;invenzione di un luogo urbano, che sia capace di realizzare un distacco netto sia dalla struttura d&#8217;impronta medievale che dalle sedi storiche dei poteri precedenti. Questa volontà è ben raffigurata nella tavola del Pinchetti, geografo e incisore milanese, che colloca il Foro Bonaparte nella sua pianta della città di Milano come se fosse già costruito: questo fatto, decisamente insolito, dimostra quanto, almeno per un breve periodo, la sua realizzazione sia apparsa verosimile. In questa tavola il Foro è rappresentato con alcune differenze rispetto alla planimetria generale del progetto dell&#8217;Antolini.</div>
<p>Pianta della città di MilanoImmagine in formato JPG (18&#215;20 cm &#8211; 143 Kb) della pianta della città di Milano &#8211; G. Pinchetti, 1801I principi democratici e l&#8217;affermazione della classe borghese richiedono l&#8217;invenzione di un luogo urbano, che sia capace di realizzare un distacco netto sia dalla struttura d&#8217;impronta medievale che dalle sedi storiche dei poteri precedenti. Questa volontà è ben raffigurata nella tavola del Pinchetti, geografo e incisore milanese, che colloca il Foro Bonaparte nella sua pianta della città di Milano come se fosse già costruito: questo fatto, decisamente insolito, dimostra quanto, almeno per un breve periodo, la sua realizzazione sia apparsa verosimile. In questa tavola il Foro è rappresentato con alcune differenze rispetto alla planimetria generale del progetto dell&#8217;Antolini.</p>
<h2>Planimetria generale del progetto</h2>
<p><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbplagen.jpg" rel="lightbox[23]" title="fbplagen"><img class="alignleft size-medium wp-image-28" title="fbplagen" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbplagen-300x297.jpg" alt="" width="300" height="297" /></a>Il gigantesco anello che imprime la forma allo spazio pubblico è costituito da un lungo portico, sopraelevato rispetto al livello della piazza. Questo percorso porticato è ritmato da 14 edifici pubblici, concepiti come veri monumenti alla nuova era e ai suoi ideali. Sono sei le principali funzioni previste per tali edifici: la borsa, il teatro, il museo, il pantheon, le terme e la dogana, mentre sono otto le sale ad uso delle Assemblee Nazionali o della pubblica Istruzione. L&#8217;anello ha un diametro di oltre 600 metri e contiene un canale circolare che si raccorda in due punti al sistema dei Navigli.</p>
<p>Dietro i portici, i monumenti sono congiunti da edifici in linea con piccole corti rettangolari che accolgono le residenze e le botteghe. Al centro dello spazio pubblico, il palazzo del governo.</p>
<h2>Veduta di Foro Bonaparte dalla Barriera del Sempione</h2>
<p><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbvista1.jpg" rel="lightbox[23]" title="fbvista1"><img class="alignleft size-medium wp-image-52" title="fbvista1" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbvista1-300x107.jpg" alt="" width="300" height="107" /></a>In due splendide tavole a colori viene proposta la veduta d&#8217;insieme del progetto, così come esso sarebbe stato visto dai due grandi varchi d&#8217;accesso al foro: uno verso la città storica, l&#8217;altro verso la Francia e Parigi, sull&#8217;asse del quale viene collocata la Barriera del Sempione.</p>
<h2>Veduta di Foro Bonaparte dalla città</h2>
<p><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbvista2.jpg" rel="lightbox[23]" title="fbvista2"><img class="alignleft size-medium wp-image-53" title="fbvista2" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbvista2-300x119.jpg" alt="" width="300" height="119" /></a>Nel mezzo di queste vedute si vede la Residenza del Governo, collocata al centro del Foro: il nuovo edificio riutilizza i resti del Castello Sforzesco e le sue possenti fondazioni. Nel corso della dominazione spagnola prima e di quella austriaca poi, la residenza dei Signori di Milano era stata degradata a caserma: in questa trasformazione, il suo aspetto militare viene dissimulato attraverso l&#8217;uso di elementi architettonici classici, che ne ingentiliscono l&#8217;aspetto.</p>
<h2>Pantheon</h2>
<div id="attachment_45" class="wp-caption alignleft" style="width: 258px"><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbpanth.jpg" rel="lightbox[23]" title="fbpanth"><img class="size-medium wp-image-45" title="fbpanth" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbpanth-248x300.jpg" alt="" width="248" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pianta</p></div>
<p>Edificio che racchiude le ceneri degli uomini illustri. La riconoscenza nazionale lo fa elevare a sue spese.<br />
Di pianta circolare, è concepito sul modello del Pantheon di Roma: presenta una grande spazio centrale a tutta altezza e circondato uno stretto ambulacro, in corrispondenza del quale è posta la galleria del piano superiore.<br />
Il grande vano centrale presenta un unico accesso ed è scandito da 8 nicchie sulle quali poggiano colonne corinzie. L&#8217;ingresso è caratterizzato da un doppio pronao con colonne doriche che si raccorda col colonnato del Foro.</p>
<div id="attachment_46" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbpantsz.jpg" rel="lightbox[23]" title="fbpantsz"><img class="size-medium wp-image-46" title="fbpantsz" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbpantsz-300x172.jpg" alt="" width="300" height="172" /></a><p class="wp-caption-text">Sezione longitudinale</p></div>
<h2>Terme</h2>
<p><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbterme.jpg" rel="lightbox[23]" title="fbterme"><img class="alignleft size-medium wp-image-50" title="fbterme" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbterme-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a>Il bagno pubblico si affitta dal Governo, ed il ricavato serve a rifondere la spesa; oppure [il Governo] dona il suolo, e l&#8217;esenzione del tributo per i materiali occorrenti a chi a sue spese volesse fabbricarlo a norma del disegno approvato.</p>
<div id="attachment_51" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbtermps.jpg" rel="lightbox[23]" title="fbtermps"><img class="size-medium wp-image-51" title="fbtermps" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbtermps-300x138.jpg" alt="" width="300" height="138" /></a><p class="wp-caption-text">Sezione</p></div>
<p>Situato a sud ovest, si tratta di un complesso articolato: l&#8217;edificio attestato sul Foro accoglie una vasta sala per riunioni dalla quale si dipartono due bracci che contengono sale di attesa e di svago, oltre ai &#8220;laconici&#8221; (bagni di vapore). I bracci si protendono entro un grande recinto quadrato, esterno al Foro, sui lati del quale vi sono oltre 50 stanze adibite a spogliatoi e a luoghi di conversazione. Nel recinto si trovano 3 piscine all&#8217;aperto, spazi per la ginnastica e aree verdi per il passeggio.</p>
<h2>Borsa</h2>
<div id="attachment_39" class="wp-caption alignleft" style="width: 258px"><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbborsa.jpg" rel="lightbox[23]" title="fbborsa"><img class="size-medium wp-image-39" title="fbborsa" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbborsa-248x300.jpg" alt="" width="248" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Sezione</p></div>
<p>Luogo pubblico dove si radunano le persone addette al commercio, si assegna alla classe dei Negozianti, i quali ne saranno i proprietarj perpetui. Viene eretta a loro spese. Il governo chiama a sé una Deputazione di Mercanti, e con essa concerta le tasse da imporsi, e le discipline da osservarsi all&#8217;oggetto suddetto.</p>
<p>Edificio a pianta composita, con grande vano centrale quadrato con esedra e due gallerie absidate laterali, nelle quali si svolge l&#8217;attività di scambio e di contrattazione.</p>
<p>Nei 5 locali dell&#8217;emiciclo posteriore hanno sede gli uffici legali.</p>
<h2>Museo</h2>
<p><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbmuseo.jpg" rel="lightbox[23]" title="fbmuseo"><img class="alignleft size-medium wp-image-43" title="fbmuseo" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbmuseo-255x300.jpg" alt="" width="255" height="300" /></a>Il museo può riunire e i prodotti preziosi dell&#8217;arte, e quelli della natura. Si fa conto della Nazione.<br />
La pianta del piano primo rappresenta gli spazi espositivi, mentre quella del piano terra accoglie i magazzini che non sono evidenziati nella sezione.</p>
<div id="attachment_44" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbmusesz.jpg" rel="lightbox[23]" title="fbmusesz"><img class="size-medium wp-image-44" title="fbmusesz" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbmusesz-300x163.jpg" alt="" width="300" height="163" /></a><p class="wp-caption-text">Sezione</p></div>
<p>Dall&#8217;atrio si accede alla grande sala centrale che ha valore eminentemente celebrativo, mentre le due sale rettangolari laterali sono destinate ai dipinti e il percorso semicircolare posteriore alle sculture.</p>
<h2>Dogana</h2>
<div id="attachment_40" class="wp-caption alignleft" style="width: 291px"><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbdogan.jpg" rel="lightbox[23]" title="fbdogan"><img class="size-medium wp-image-40" title="fbdogan" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbdogan-281x300.jpg" alt="" width="281" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pianta</p></div>
<p>Il Governo a norma del disegno approvato fa fabbricare per conto della Finanza la Dogana. E&#8217; compensata dal tributo delle merci che vi entrano, e dalla soppressione di altri locali inservienti ad uso di Doganelle.<br />
Collocata in posizione diametralmente opposta alle Terme, la Dogana è un complesso edilizio di ardita composizione.</p>
<p>Ospita un bacino circolare per l&#8217;attracco dei barconi mercantili che si raccorda al sistema dei Navigli; l&#8217;acqua scorre sotto la &#8220;Gran Sala della Dogana&#8221; e alimenta il canale anulare interno al Foro. Nei locali che abbracciano il bacino trovano collocazione gli uffici, i magazzini e la guarnigione dei doganieri.</p>
<h2>Teatro</h2>
<div id="attachment_48" class="wp-caption alignleft" style="width: 251px"><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbteatro.jpg" rel="lightbox[23]" title="fbteatro"><img class="size-medium wp-image-48" title="fbteatro" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbteatro-241x300.jpg" alt="" width="241" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Sezione</p></div>
<p>Essendo la scuola della morale, si fabbrica a spese della Nazione, e in modo che tale che gli usi e i comodi presenti si combinino colle massime della democrazia.</p>
<p>Ha pianta composta da un rettangolo, che contiene l&#8217;atrio, la scena, l&#8217;orchestra e i due foyer laterali, e da un semicerchio, dove si trovano la sala con due ordini di gradinate e i collegamenti verticali.</p>
<p>Occorre dire che questo edificio è, in quanto a impostazione progettuale, il più problematico: la coerenza che impone conformazioni planimetriche simili per diverse destinazioni, implica nel caso del teatro l&#8217;infelice scelta di collocare la scena tra l&#8217;ingresso e la sala per gli spettatori.</p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_49" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbteatsz.jpg" rel="lightbox[23]" title="fbteatsz"><img class="size-medium wp-image-49" title="fbteatsz" src="http://www.archificio.eu/blog/wp-content/uploads/2010/09/fbteatsz-300x172.jpg" alt="" width="300" height="172" /></a>sezione</p>
</dt>
</dl>
</div>
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		<title>Benvenuti nel nostro nuovo sito</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 10:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Archificio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archificio]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.archificio.eu/blog/?p=6</guid>
		<description><![CDATA[Inauguriamo oggi archificio.eu, la nostra nuova casa virtuale. Una casa composta di molti spazi diversi. Il sito istituzionale, un biglietto da visita che abbiamo cercato di disegnare in maniera rappresentativa delle nostre personalità e del progetto che ci vede uniti: colorato, disinvolto  e (talvolta) non convenzionale. Se ci siamo riusciti? Difficile a dirsi. Ma a noi la sua creazione ha molto divertito. E il risultato ci piace. &#8230; <a href="http://www.archificio.eu/blog/2010/11/benvenuti-nel-nostro-nuovo-sito/">Continua <span class="meta-nav">&#187;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Inauguriamo oggi <span style="color: #e91559;">archificio.eu</span>, la nostra nuova casa virtuale.</h2>
<p>Una casa composta di molti spazi diversi.</p>
<p>Il <a href="http://www.archificio.eu" target="_blank">sito istituzionale</a>, un biglietto da visita che abbiamo cercato di disegnare in maniera rappresentativa delle nostre personalità e del progetto che ci vede uniti: colorato, disinvolto  e (talvolta) non convenzionale. Se ci siamo riusciti? Difficile a dirsi.<br />
Ma a noi la sua creazione ha molto divertito. E il risultato ci piace.</p>
<p>Poi, questo blog. Contiamo di popolarlo, impegni permettendo, con riflessioni sull&#8217;architettura e sul nostro lavoro: riflessioni centrate o tangenziali a ciò che siamo e facciamo. Eccentriche o meno. Una lavagna, insomma, su cui scrivere e segnalare ciò che ci sembra interessante, curioso, doveroso. Ciò che ci appartiene.</p>
<p>Lo inauguriamo con uno <a href="http://www.archificio.eu/blog/2010/09/in-visita-al-foro-bonaparte-di-giovanni-antonio-antolini/">scritto di Stefano</a> sul Foro Bonaparte di Antonio Antolini. Scritto che abbiamo ripescato fra i suoi appunti, e che in origine era stato pubblicato sul sito dell&#8217;ordine degli architetti.</p>
<p>E ancora, potete venire a trovarci  fra le nostre pagine su Issuu, YouTube, Facebook, Twitter. Luoghi d&#8217;incontro, dove mettere in gioco immagini, immagini in movimento e annotazioni.</p>
<blockquote><p>Just stretch your mind</p></blockquote>
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